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Pier Luigi Farnese, il figlio di Papa

Pier Luigi Farnese: il figlio di Papa
Ilario Spolverini – Paolo III nomina il figlio Pierluigi Farnese duca di Piacenza e Parma.

Per le sue origini e il suo stile di vita la storia di Pier Luigi Farnese, il figlio di Papa, ha dei tratti inusuali. Pur essendo di nobile lignaggio, nella sua vita ebbe un comportamento poco ortodosso rispetto al suo rango.

Cavaliere, mercenario, uomo violento e con orientamenti sessuali dubbi le sue dissolutezze, Pier Luigi Farnese, le pagò con la vita. Figlio di un cardinale per le sue gesta, a suo tempo, venne anche scomunicato.

Il padre di cotanto figlio, nel frattempo, ascese a Pontefice. Naturalmente nella vita, Pier Luigi, godette sempre della protezione del padre, ma ciò non gli valse di essere barbaramente ucciso.

La vicenda di Pier Luigi Farnese, il figlio di papà Pontefice, merita certamente di essere conosciuta.

Pier Luigi Farnese, il figlio del Papa

Da che mondo è mondo certe “storiacce” noir hanno sempre fatto “audience”, specie se incentrate su vicende truculente quali quella di un potente “figlio di papà”, nel caso di specie pugnalato a morte il 10 settembre del 1547 da alcuni congiurati che fecero poi strazio del cadavere.

Se a ciò si aggiunge che il personaggio in questione era anche, ed in senso non letterale, “figlio di Papa”, essendo nato nel 1503 dall’allora Card. Alessandro Farnese (poi salito al soglio pontificio nel 1534 col nome di Paolo III) si capisce quanto scalpore una simile vicenda possa aver avuto ai suoi tempi.

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Il protagonista di questa storia è il turbolento Pier Luigi Farnese, Duca di Castro e Camerino, Conte di Ronciglione e Marchese di Novara, ma soprattutto primo Duca di Parma e Piacenza, il quale, a dispetto degli ottimi precettori impostigli dall’augusto genitore, denotò fin da bambino di possedere un carattere ribelle, squilibrato e violento.

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Il matrimonio con la nobile Gerolama Orsini

Pier Luigi Farnese: il figlio di Papa
A nulla valsero l’amore e la devozione della paziente e devota Gerolama Orsini, la nobildonna che sposò a soli 16 anni e che gli diede cinque figli, fra i quali Alessandro, futuro cardinale ed illuminato mecenate, ideatore fra l’altro di quella meraviglia che è il Palazzo Farnese di Caprarola.

Per dare libero sfogo ai propri istinti primordiali, Pier Luigi decise, col consenso del padre, di dedicarsi alla carriera militare, come capitano di ventura al servizio del miglior offerente. Avrebbe così avuto la possibilità di compiere impunemente saccheggi, ruberie e violenze di ogni tipo, in tutto confacenti al suo carattere.

Pier Luigi Farnese e il Sacco di Roma

E così, nel 1527 lui, benché figlio di un noto Cardinale, non ci pensò su due volte e si arruolò nell’esercito imperiale per partecipare, al fianco dei Lanzichenecchi luterani, al terribile Sacco di Roma, dove si distinse per efferatezza e crudeltà, non senza però aver prima messo al sicuro il magnifico palazzo di famiglia, ora sede dell’Ambasciata di Francia.

Ovvio che si sia meritato i fulmini della scomunica inflittagli da Papa Clemente VII e revocata due anni più tardi grazie solo alla paziente opera di mediazione portata avanti dal padre. Per Pier Luigi le campagne militari erano anche il modo migliore per dare libero sfogo alla propria libidine, indirizzata più o meno equamente su giovani di entrambi i sessi, dei quali era solito abusare ricorrendo alla corruzione del denaro o alla violenza, in ciò venendo servito da una serie di procacciatori attivi un po’ in tutta Italia.

Pier Luigi Farnese: il figlio di Papa

Pier Luigi Farnese, le lettere del padre – Pontefice

Tale condotta costituì ovviamente un motivo di grave scandalo per il padre, nel frattempo diventato pontefice, che per cercare di riportarlo all’ordine prese a scrivergli una serie di lettere infuocate, ingiungendogli fra l’altro di “…rimandarli indietro (con riferimento ai “favoriti” di cui amava circondarsi) perché andando in corte dell’Imperatore che tanto aborrisce simil vizio, è certissimo che non li potrà portare, se non con grandissima infamia et disonore…”.

L’oltraggio di Fano

Purtroppo però a poco valsero queste rampogne, perché in un osceno crescendo Pier Luigi, nel 1537, si macchiò del famoso “oltraggio di Fano”, perpetrato niente meno che ai danni del ventiquattrenne e morigerato Cosimo Gheri, Vescovo di Fano, che nel corso di un’ispezione alla fortezza di quella città fu da lui avvicinato prima con una serie di pesanti allusioni e poi (visto che non ne voleva sapere) violentato dopo essere stato immobilizzato da due “bravi” che lo minacciavano con un coltello puntato alla gola, intanto che il loro signore sfogava i suoi istinti bestiali.

Per lo shock e la vergogna il poveretto morì pochi mesi più tardi, ma il fin troppo comprensivo padre-Papa fece di tutto per insabbiare la vicenda, tanto che nel 1545, con un’abile lavoro diplomatico, riuscì ad ottenere da Carlo V l’investitura in favore del figlio del neo-costituito Ducato di Parma e Piacenza, città che fino ad allora avevano fatto parte del Ducato di Milano.

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Pier Luigi prese così possesso del suo feudo nel settembre di quello stesso anno, stabilendo la sua capitale a Piacenza. Qui, pur avendo inizialmente operato una serie di buone riforme (quali l’istituzione della Segreteria e del Consiglio di Stato, di una magistratura erariale, di un Consiglio di Giustizia e di un piccolo, ma efficiente esercito), non tardò a crearsi una fama negativa in conseguenza dei suoi noti vizi e dell’inguaribile crudeltà, fino ad ingaggiare una lotta aperta con i Signorotti locali (i vari Fieschi, Dal Verme, Rossi e Pallavicino, per esempio…) che furono poi gli artefici della congiura che lo avrebbe per sempre levato di torno, dopo nemmeno due anni di regno.

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Bibliografia: “Parma, la vita e gli amori”, di Luigi Alfieri, Ed. Silva.