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Pio IX: breve biografia dell’ultimo Papa Re

La fuga di Pio IX a Gaeta
Pio IX, al secolo Giovanni Maria Mastai Ferretti – foto d’epoca

Habemus Papam”: quante volte, con un rito immutato nei secoli, sono state pronunziate queste parole dalla loggia della Basilica di San Pietro a Roma, generando un fremito d’emozione mista a curiosità non solo nelle migliaia di astanti, ma anche, in tempi molto più recenti, nelle centinaia di milioni di persone connesse “live” con la Caput Mundi?

Quando il Cardinale Protodiaconodi Santa Romana Chiesa, nella serata del 16 giugno del 1846, sillabò quella famosa frase specificando il nome del Card. Giovanni Maria Mastai Ferretti, non poteva certo immaginare che stava per iniziare un papato dei record: il più lungo della storia (trentadue anni) dopo quello di Pietro, seguito al più breve (due giorni soltanto) conclave del XIX secolo tenutosi per l’ultima volta nel palazzo del Quirinale.

La sorpresa della Curia per l’elezione di Pio IX

Il novello Papa, che assunse il nome di Pio IX, fu eletto con una maggioranza di trentasei voti dai cinquanta Cardinali presenti in conclave, quasi tutti intenzionati a voltare pagina rispetto al precedente pontificato, quello di Gregorio XVI, conservatore al punto d’essersi dimostrato contrario persino all’introduzione nello Stato Pontificio delle strade ferrate, considerate “diaboliche” per il fumo e le fiamme che sprigionavano dalle locomotive.

La sorpresa della sua elezione fu tale che generò due svenimenti: quello del vincitore, sicuro di uscire dal conclave sconfitto, e quello del perdente: il Cardinal Lambruschini (Segretario di Stato di Gregorio XVI ed esponente di spicco della componente più conservatrice del collegio cardinalizio), che invece era certo della propria vittoria.

La carriera di Pio IX prima dell’elezione a Pontefice

Al contrario, il Cardinal Mastai Ferretti aveva sempre goduto della fama di “liberal” sin da quando, giovane azzimato e di bell’aspetto, nella sua Senigallia, dov’era nato nel 1792 da una famiglia appartenente alla piccola nobiltà locale, prima di prendere i voti sacri trascorreva le giornate a cavalcare, tirare di scherma, giocare al biliardo e soprattutto a flirtare con le belle signore, che gli piacevano moltissimo ed alle quali lui piaceva forse ancora di più.

Quando il padre, un conte di quelli all’antica, si stufò di questo andazzo, lo spedì a Roma per studiare presso uno zio canonico che potesse magari anche trovargli un impiego confacente alle aspettative di famiglia, magari nella Guardia Nobile pontificia.

Quando però alla visita medica fu scartato perché affetto da epilessia, seppure in forma leggera, in una città dove le uniche occasione d’impiego d’una certa levatura erano offerte dalla Chiesa, il nostro si risolse a prendere i voti, scegliendo da subito di fare il predicatore, attività che gli riuscì benissimo perché sul podio si sentiva a suo agio, specie se il pubblico era femminile, più sensibile di quello maschile ai suoi discorsi melliflui, pacati e di facile interpretazione.

Dopo aver brillantemente espletato alcune missioni diplomatiche per conto di Pio VII, che lo spedì sino in Cile dove arrivò dopo un viaggio durato sei mesi, ottenne giovanissimo la berretta cardinalizia come Vescovo prima di Spoleto e poi di Imola, città dove riuscì a farsi benvolere da tutti per i suoi modi bonari e comprensivi delle esigenze altrui.

La politica di Pio IX

Anche per questo, l’accoglienza riservata dai Romani al nuovo Pontefice fu generalmente buona e le sue prime mosse gli consentirono d’instaurare col suo “gregge” una sorta di luna di miele destinata a durare un paio d’anni circa. Ad un mese esatto dalla sua elezione, infatti, concesse un’amnistia generale per i condannati politici che avessero firmato una dichiarazione di pentimento e fedeltà alla sua persona, condita però dall’avvertimento che “se la clemenza è l’attributo più soave della sovranità, la giustizia ne è il primo dovere”.

Si trattò quindi, almeno per come lo vedeva lui, del semplice atto di grazia sovrana di un “despota illuminato”, che faceva uso della sua clemenza nei confronti di alcuni sudditi, e non certo di una concessione di più ampia portata o di diverso significato politico.

Quel gesto tuttavia provocò un entusiasmo smisurato, che andò ben aldilà delle intenzioni dello stesso Pio IX, anche perché fu accompagnato da una serie di riforme, quali l’introduzione di un minimo di libertà di stampa, la posa dei primi tratti di ferrovia, l’istituzione di un Consiglio dei Ministri, della Guardia Civica e del Consiglio Comunale di Roma, ed infine una severa riduzione delle spese di palazzo.

A ciò si aggiunse l’abitudine del nuovo Pontefice di girare in lungo e in largo per Roma vestito da semplice prete, per sincerarsi di persona di come funzionassero gli uffici pubblici, gli ospedali e le mense per i poveri, ma anche per intervenire con elargizioni di denaro nei confronti di vedove e bisognosi o sostituirsi a sorpresa questo o quel parroco nelle omelie domenicali.

Questo attivismo, erroneamente scambiato per liberalismo da animi che non vedevano l’ora di riscattare decenni di repressione, costruì dunque il mito del “Papa liberal-nazionale”, allarmando non poco l’ultra- reazionario Ministro austriaco Metternich che di fronte a tutto ciò commentò: “Tutto mi sarei aspettato, fuorché un Papa liberale”, presentendo, da vecchio “volpone” politico qual era, quel che sarebbe successo di lì a poco, quando cioè nel 1848 sarebbero scoppiate rivolte un po’ dovunque in Europa, con rivoluzioni a Palermo, Parigi, Vienna, Berlino, Budapest, Milano, Venezia ed altrove.

L’opinione pubblica infatti, ritenendosi insoddisfatta di quelle prime timide aperture, iniziò a reclamare dal Pontefice l’attuazione di riforme sempre più radicali e la trasformazione dello Stato Pontificio da assoluto in costituzionale, con la concessione d’uno Statuto che alla fine anche Pio IX, come molti altri sovrani dell’epoca, dovette promulgare, seppure “obtorto collo”.

Pio IX: la fuga a Gaeta e la fine del potere temporale della Chiesa

Nonostante ciò, la situazione gli sfuggì di mano dopo lo scoppio della I Guerra d’Indipendenza: il “Papa liberal-nazionale” si rese finalmente conto che, prima di tutto, era un “pastore universale” e come tale non poteva far differenze fra le “pecorelle” del suo gregge (italiane, francesi od austriache che fossero), decidendo quindi di tirarsi fuori dalla mischia.

Ciò contribuì ad accendere la miccia della rivoluzione del 16 novembre 1848, che costrinse Pio IX a riparare in esilio a Gaeta, dove sarebbe rimasto sino alla caduta della Repubblica Romana, schiacciata dall’intervento delle truppe francesi. Da quel momento in poi maturò le convinzioni che l’avrebbero accompagnato per il resto del suo pontificato, operando una restaurazione che spazzò via le riforme precedenti, diede un notevole lavoro al famoso “Mastro Titta” (il boia dello Stato Pontificio) e trasformò l’ormai ex “Papa liberal-nazionale” in uno dei più fieri avversari dell’Unità d’Italia, fino alla famosa breccia che il 20 settembre del 1870 avrebbe per sempre posto fine al potere temporale dei Papi.