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Sisto IV: breve biografia di un Papa-Principe rinascimentale

Sisto IV: breve biografia di un Papa-Principe rinascimentale
“Sisto IV nomina il Platina Prefetto della Biblioteca Vaticana”, di Melozzo da Forlì, 1475-1477, Musei Vaticani, Roma

Il manifesto politico, non solo di un Papa e della sua Casata d’appartenenza, ma di un’intera epoca: così potremmo definire il magnifico affresco realizzato da Melozzo da Forlì nel 1475, in occasione dell’inaugurazione della rinnovata Biblioteca Vaticana, dove vediamo immortalato Sisto IV della Rovere, assiso sul trono e circondato dai nipoti.

Inginocchiato davanti a lui c’è Bartolomeo Sacchi, detto “il Platina” dal nome latino del suo borgo natale nella campagna cremonese: Piadena. Noto umanista, letterato, filologo e perfetto conoscitore delle lingue antiche, aramaico compreso, era stato appena nominato Prefetto di quella che, dopo la Malatestiana di Cesena, fu la seconda Biblioteca pubblica d’Italia ed Europa, aperta a chiunque avesse il desiderio o la necessità di consultare le migliaia di testi ivi contenuti.

Tanta e tale era la qualità e ricchezza dei libri e dei rarissimi manoscritti colà raccolti però, che l’aspirante lettore doveva, prima di tutto, depositare una cauzione pari al valore stimato del volume che intendeva prendere in prestito o anche solo sfogliare, per essere certi che non lo danneggiasse.

Il binomio Sisto IV-Platina rende anche plasticamente l’idea di quell’alleanza fra Chiesa e Cultura Umanista che, a partire dal XV secolo, produsse la straordinaria stagione del Rinascimento italiano. Senza questa premessa, v’è seriamente da dubitare che esso avrebbe potuto fiorire o quanto meno svilupparsi, cosi come invece accadde.

Ecco dunque un Papa che dà carta bianca nella gestione di una prestigiosa Istituzione culturale ad un famoso Umanista, il quale a sua volta ricambia il favore, mostrandoci con l’indice della mano destra l’iscrizione latina elencante i meriti e le numerose realizzazioni operate da questo influente Pontefice, manco si trattasse di un Imperatore romano:

“O Sisto, Tu (ordinasti di) costruire chiese, orfanotrofi, strade e piazze, di riparare l’acquedotto dell’acqua vergine di Trevi, di predisporre porti sicuri per i marinai, di cingere il Vaticano con nuove mura. Tuttavia l’Urbe ti è debitrice soprattutto perché la Biblioteca che languiva nello squallore, ora si trova in un luogo prestigioso”.

E veramente alla stregua di un Sovrano d’altri tempi, Papa Sisto IV ci appare circondato da quegli stessi nipoti che beneficò oltre misura, con una spregiudicata politica nepotista.

Il bell’uomo giovane e alto che si erge proprio davanti a lui, tonsurato e di rosso vestito, è il Cardinal Giuliano della Rovere, che circa trent’anni più tardi sarebbe diventato Papa a sua volta col nome di Giulio II, continuando da par suo l’opera dello zio.

Alla destra del Pontefice c’è invece l’altro Cardinale di famiglia, Piero Riario, figlio di una delle sue numerose sorelle e noto per essere stato il committente del Palazzo della Cancelleria (uno dei più belli della Roma quattrocentesca), oltre che per la grandiosa magnificenza delle feste e dei banchetti che era solito offrire al proprio entourage.

Sulla sinistra dell’opera vediamo infine Giovanni della Rovere, fratello del Cardinal Giuliano e Signore di Senigallia dopo il suo matrimonio con Giovanna da Montefeltro, e accanto a lui Girolamo Riario, fratello di Piero e Signore di Imola e Forlì, sposato con la carismatica Caterina Sforza.

Lo sfondo dell’affresco che riprende i motivi dell’architettura classica, le pose dei personaggi e i colori sgargianti di questa splendida opera d’arte ci trasmettono l’immagine di un mondo al tempo stesso lussuoso e paganeggiante, dove però di Cristo non s’intravede nemmeno l’ombra.

Ciò tuttavia non deve meravigliare perché Sisto IV, prima che un Pontefice, fu un munifico Signore rinascimentale. Nato a Celle Ligure nel 1414, Francesco della Rovere in gioventù studiò filosofia presso le migliori Università dell’epoca, diventando poi a sua volta professore e costruendosi la fama d’erudito grazie ai suoi numerosi libri.

Entrato nell’Ordine dei Francescani Minori Conventuali, di cui nel 1464 divenne il Superiore generale, fu creato Cardinale il 18 settembre del 1467 per i suoi indiscussi meriti in campo teologico e culturale, per poi guadagnarsi la tiara nel Conclave del 1471, col nome appunto di Sisto IV.

In questa veste spese tutte le sue energie per ingrandire lo Stato Pontificio ed aumentarne il prestigio in campo internazionale, abbellire Roma e, non da ultimo, riempire le tasche dei suoi numerosi congiunti.

Così, in tredici anni di pontificato svuotò le casse statali, ma in compenso lasciò all’Umanità una Roma tornata ad essere la “Caput Mundi” di una volta per bellezza e vivacità culturale.

Fra l’altro, legò indissolubilmente il suo nome alla Cappella Sistina, che fece erigere su progetto dell’architetto Giovannino de’ Dolci, commissionandone la decorazione delle pareti ad artisti del calibro del Perugino, il Signorelli, Domenico Ghirlandaio, il Botticelli e il Pinturicchio. Si circondò infine di una fitta cerchia di letterati, umanisti e filologhi, invitando a Roma Giovanni Argiropulo per tenervi un ciclo di conferenze sulla letteratura greca.

E’ principalmente a Sisto IV, oltre che ai suoi predecessori Niccolò V e Pio II, che Roma dovette la sua rapida e impetuosa rinascita. Ma se questi “Pontefici-Principi” contribuirono in modo determinante a farne il gioiello che tutti ammiriamo, consentendo al Rinascimento di entrare liberamente nelle basiliche e nelle chiese, Cristo finì con l’uscirne.