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Stanislav Petrov – l’eroe che salvò il mondo dalla terza guerra mondiale

Stanislav Petrov non si fidò delle indicazioni dei sistemi che segnalavano missili contro la sua patria. Disse:“era un errore”, e salvo il pianeta dal disastro nucleare.

Stanislav Petrov - l'eroe che salvò il mondo dalla terza guerra mondiale
Stanislav Petrov – l’eroe che salvò il mondo dalla terza guerra mondiale

Ci sono persone che meriterebbero l’appellativo di eroi. Eppure la loro storia finisce nell’oblio. Uno di questi è Stanislav Petrov. Il suo merito: salvò il mondo dalla terza guerra mondiale.

Probabilmente, molti di coloro che ora stanno leggendo questo articolo dovrebbero ringraziare Stanislav Petrov.

Se fosse esplosa la terza guerra mondiale molte città europee ora sarebbero deserto nucleare.

Le conseguenze della terza guerra mondiale possono essere immaginate leggendo l’articolo: Effetti e danni dell’esplosione di una bomba atomica.

Stanislav Petrov: l’incidente di cui fu protagonista

Andando per ordine, correva l’anno 1983, più precisamente il 26 settembre. Il mondo era in piena guerra fredda. I due blocchi delle superpotenze si fronteggiavano minacciandosi attraverso la corsa agli armamenti. Non armi convenzionali ma nucleari, estremamente distruttive e in grado di provocare l’inferno in terra.

Le alleanze erano chiare. L’Unione Sovietica con il blocco dei paesi orientali e gli USA con i loro amici occidentali.

I missili di entrambe le fazioni erano puntati, gli uni verso gli altri, pronti ad essere utilizzati. Se uno dei due avesse premuto il pulsante rosso l’altro avrebbe fatto lo stesso. A quel punto, i cieli del mondo avrebbero visto le scie dei razzi andare sia in Europa che verso l’America e, alla fine, la fine.

Da entrambe le parti c’erano degli uomini, le avanguardie, dei soldati all’erta e pronti a segnalare quelle scie di morte. I russi all’interno di solidi bunker e gli americani dentro i loro silos. Al buio, concentrati. Uno di quegli uomini è Stanislav Petrov e quel giorno, quel 26 ottobre del 1983, si trovava all’interno del bunker Serpuchov 15, vicino a Mosca. Poco dopo la mezzanotte i sistemi si illuminano. Guarda i monitor e pensa:  “è l’allarme, un missile è stato lanciato contro la mia patria”.

L’adrenalina sale, i battiti del cuore accelerano. “E’ la fine, la fine del mondo, un attacco atomico, la terza guerra mondiale”.

Deve dare l’allarme e avviare il contrattacco nucleare. Un dubbio sale nella mente di Stanislav Petrov; “possibile un solo missile? E’ inverosimile un attacco con uno solo”.

All’improvviso altri quatto, sono cinque missili in tutto verso di lui. Di sicuro Mosca sarà colpita. La tensione sale nel soldato. Fra pochissimo ci saranno milioni di morti e l’inferno nucleare.

Il protocollo d’allarme gli impone di non improvvisare e di avvisare i suoi superiori, in modo che diano l’ordine del contrattacco nucleare. Stanislav Petrov è a conoscenza che se lancia l’allarme sarà la terza guerra mondiale. E comprende anche con quali conseguenze.

Il dubbio lo invade; “cinque missili sono un numero esiguo per un attacco nucleare contro l’immensa Russia. Troppo pochi”.

Stanislav Petrov: l’epilogo

Stanislav Petrov decide: non alza il telefono, non preme il pulsante, non dà l’allarme; “di sicuro è un errore dei computer. Cinque, solo cinque missili sono pochi per essere un attacco all’Unione Sovietica”.

Era un errore, e Stanislav Petrov  salvò il mondo dalla terza guerra mondiale. Le verifiche successive accertarono che i report missilistici erano stati falsati da anomalie astronomiche. I cinque missili contro la Russia non c’erano mai stati, Stanislav Petrov aveva ragione. Era un errore. Ma secondo la propaganda dell’epoca un computer dell’amata madre Russia non poteva sbagliare.

Pretestuosamente Petrov fu redarguito per altre ragioni e gettato nel dimenticatoio.

La sua carriera militare fu compromessa perché non aveva fatto il suo dovere: lanciare l’allarme. L’episodio di cui fu protagonista fu classificato TOP SECRET e solo dieci anni dopo venne alla luce. Da quel momento a Stanislav Petrov furono concessi i giusti riconoscimenti, pochi in verità per essere stato l’uomo che salvò il mondo dalla terza guerra mondiale. Morì povero e in miseria a Fryasino, una cittadina dove viveva a una ventina di chilometri da Mosca

Ed è grazie a lui se tu ora sei qui a leggere la sua storia.