@trentaminuti > Tecnologia e scienze > Terremoti > Rischio terremoto: i droni 3D per mappare le aree sismiche

Rischio terremoto: i droni 3D per mappare le aree sismiche

La tecnologia per la sicurezza. Un team italo-inglese lavora a un progetto per capire quali sono le zone  a rischio terremoto

mappa del rischio sismico in italia
Mappa delle zone a rischio terremoti in italia

L’alta tecnologia sempre di più al servizio della sicurezza dell’uomo. Ampiamente utilizzati per visionare i danni nelle zone terremotate i droni sono apparati ormai necessari per lo studio e le ricerche in campo geologico.

Utilizzati non solo nelle emergenze successive a un terremoto i droni si sono rilevati utili anche nella prevenzioni, in particolare per mappare le aree sismiche. Un team di ricercatori italiani e inglesi stanno sperimentando con successo un nuovo sistema per lo studio delle aree a rischio sismico.

A coordinare il gruppo di ricerca c’è Alessandro Tibaldi, professore associato di geologia all’università Bicocca di Milano. La sperimentazione è avvenuta in Islanda, in una zona ad alta incidenza di eventi sismici, utilizzando velivoli automatici, meglio conosciuti come droni. Dotati di particolari fotocamere 3D  si sono rivelati utili a creare la cartografia sismica del territorio preso in esame.

Potrebbe interessarti: I precursori sismici per prevedere un terremoto

Rischio terremoto: i droni 3D per mappare le aree sismiche

Il metodo consiste nel riprendere il territorio con i droni per poi, avvalendosi di tecniche di immaging computerizzate unite alla realtà virtuale, mappare le aree coinvolte con la massima precisione per studiarne la strutturazione geologica. Così facendo si possono prevedere quali saranno le zone dove in futuro possono verificarsi i terremoti.

Il protocollo di sperimentazione prevede l’utilizzo di un sistema GPS di navigazione satellitare, e di strumenti di ripresa ad alta risoluzione e a diversa lunghezza d’onda, quali fotocamere standard e fotocamere termiche a infrarossi.

Il percorso del drone, corrispondente alla zona da studiare, viene programmato da terra. Poi il velivolo opera un sorvolo a bassa quota sull’area interessata, il gps controlla che non vada “fuori rotta”. Vengono così effettuate le riprese che permettono di ricostruire la topografia delle aree e le relative caratteristiche geologiche, con un dettaglio nell’ordine dei centimetri.

Con le tecniche di computerizzatone viene poi stesa la cartografia del luogo in tre dimensioni dal cui studio si potrà capire quale sarà la zona più soggetta a terremoto.

Si potrà prevedere quando avverrà un terremoto? “Nessuno è in grado di prevenire i terremoti – spiega Tibaldi – ma si può cartografare meglio il territorio, riconoscere le faglie, quindi fare una stima delle zone a più alto rischio sismico”. Così facendo si potrà decidere di costruire strutture anti-sismiche nelle aree ritenute più pericolose, oppure di spostare l’edificazione in altri luoghi.
Forse in futuro la tecnologia permetterà anche di rispondere al quando.