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Urbain Grandier: una brutta storia di diavoli e presunti stregoni nella Francia del Seicento

Urbain Grandier: una brutta storia di diavoli e presunti stregoni nella Francia del Seicento

“I diavoli di Loudun” è un romanzo di Aldous Huxley che tratta di quello che fu uno dei casi di presunta possessione demoniaca di massa più famosi della storia, una brutta vicenda accaduta nella Francia della prima metà del Seicento.

Lo sfortunato protagonista di questa storiaccia fu Urbain Grandier, giovane curato di campagna con un debole per il gentil sesso, propensione che lui non nascondeva affatto, affermando anzi che la stessa rientrava nella “Loi de la nature” e quindi nel disegno divino.

Tutto andò a meraviglia finché l’intero convento delle locali Suore Orsoline divenne preda di un’allucinazione collettiva che indusse le sorelle a bestemmiare, esprimersi in lingue mai udite prima e con voci maschili, denudarsi in pubblico, arrampicarsi sugli alberi e concedersi a sfrenati baccanali a sfondo erotico.

Padre Grandier in quel paesotto della provincia francese, in pochi anni di permanenza, s’era fatto parecchi nemici, specialmente fra mariti cornificati e padri disonorati a causa della sua instancabile attività di seduttore, ma quel che è peggio aveva a più riprese levato la voce contro la decisione del Card. de Richelieu, allora potentissimo primo ministro di Re Luigi XIII di Borbone, di far abbattere la fortezza e le mura di quella cittadina a prevalenza ugonotta, perché temeva possibili disordini.

Quando, a partire dall’autunno del 1632, le Sorelle Orsoline iniziarono ad esibirsi in quelle strane “performance“, subito attribuite dai locali a possessione demoniaca, non tardò a venire fuori il nome proprio di Grandier come loro ammaliatore, anche perché era stato a lungo il loro confessore privato.

Così, dopo essere stato sospeso “a divinis”, il curato fu sottoposto ad una prima inchiesta dalla quale tuttavia poté uscire indenne anche per i buoni uffici del suo amico, l’Arcivescovo di Bordeaux, che però gli consigliò di cambiare prudentemente aria.

Per tutta risposta il Grandier rientrò invece in paese con aria tronfia, brandendo fra le mani un rametto d’alloro, in segno di vittoria.

Tanta sfrontatezza gli costò cara, perché il suo comportamento fu ricollegato ancora una volta all’intervento del diavolo e tanto chiasso non tardò a giungere alle orecchie del Richelieu, che decise di gestire in prima persona quel caso che iniziava a destare grande scalpore.

Pertanto, il Cardinale inviò in loco un suo plenipotenziario col compito di presiedere un’apposita commissione, formata al fine di riesaminare e decidere senza appello tutta l’ingarbugliata vicenda.

Per fare presto e bene, in ciò accontentando il suo referente politico e signore, il plenipotenziario non si fece scrupoli e corruppe alcuni testimoni, così confezionando prove false fra cui un “contratto“ sottoscritto col sangue fra il Grandier e il diavolo in persona.

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Il curato fu quindi arrestato, sottoposto a numerosi interrogatori ed esami corporali comprendenti le punture di spilloni che avrebbero dovuto trovare il suo punto d’insensibilità, considerato la principale prova di possessione demoniaca.

Gli fu infine somministrata la terribile tortura del “brodequin”, consistente nella frattura in più punti delle ossa delle gambe a mezzo di cunei di legno piantati a colpi di mazza.

esecuzione di Urban Grandier
Stampa raffigurante l’esecuzione di Urban Grandier

Il finale già scritto di questa tragedia fu la sua condanna ad essere arso vivo sulla pubblica piazza di Loudun, il 18 agosto del 1634, alla presenza di circa seimila spettatori giunti da tutto il circondario.

Il dibattito pubblico e lo scandalo sollevati in tutta la Francia da questo caso di malagiustizia furono enormi e segnarono l’inizio di quel processo che, seppure lentamente, nell’arco dei circa cent’anni a venire avrebbe posto fine all’orribile pratica dei processi per stregoneria.