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Wolfgang Amadeus Mozart: il viaggio in Italia del ragazzo prodigio della musica

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L’Italia rappresenta da sempre un importante palcoscenico in campo musicale e canoro, ed un trampolino di lancio per i tanti giovani talenti che, per esempio, solo pochi giorni fa si sono esibiti al Festival di Sanremo, per la gioia dei loro sostenitori e dei parenti tutti, genitori in particolare.

Ma già duecentocinquanta anni or sono, quando la musica “leggera” (almeno così come la intendiamo oggi), pur essendo ancora lungi da venire, in sostanza esisteva già perché “leggera” appariva ai fini ascoltatori di quei tempi quella che ora chiamiamo musica “classica”, i teatri e le arene musicali italiane costituivano il banco di prova per tutte le “giovani promesse” in cerca di fama, di visibilità e possibilmente anche di un po’ di quattrini.

L’Italia infatti era la capitale indiscussa dell’opera o, per meglio dire, del melodramma, genere musicale che proprio nel Belpaese era stato inventato e lanciato all’inizio del Seicento dal grande Claudio Monteverdi. Conseguentemente, chiunque ambisse ad affermarsi in questo campo, da qui doveva passare non soltanto per apprendere l’arte della vocalità e della melodia, ma anche per impratichirsi nella nostra lingua, perché allora le opere si componevano e recitavano in italiano.

Si capisce dunque perché Herr Leopold Mozart, padre affettuoso ed al tempo stesso uomo furbo e dotato di senso degli affari, mosso dal desiderio di conquistare “followers”, onori e denaro, sul finire del 1769 abbia deciso di partire dalla nativa Salisburgo per accompagnare il quattordicenne figlio Wolfgang Amedeus in un lungo viaggio che avrebbe toccato quasi tutti gli Stati della nostra penisola.

Doveva infatti mostrare agli Italiani e, attraverso loro, al mondo intero, i prodigi che quel giovinetto imberbe era in grado di compiere in campo musicale. Si trattava di un ragazzo che aveva iniziato a suonare il clavicembalo a quattro anni, aveva composto i primi minuetti a cinque e nel 1762 (quando di anni ne aveva sei) si era esibito a Monaco nel suo primo concerto ufficiale davanti a Massimiliano III, Duca di Baviera.

Era dunque ora che “il miracolo che Dio ha fatto nascere a Salisburgo” (come il sig. Leopold definiva suo figlio) si facesse conoscere anche oltre confine ed in particolare nella patria del bel canto. Varcato dunque il Brennero il 20 dicembre del 1769 Mozart Jr. tenne la sua prima esibizione in terra italiana a Rovereto, in casa del Barone Todeschi, nel giorno di Santo Stefano.

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La tournèe di Mozart in Italia

Fu l’inizio di una tournée trionfale che lo avrebbe via via portato a suonare a Verona, Cremona e Mantova dove, al termine di una memorabile esibizione alla presenza fra gli altri del noto operista tedesco Johann Adolf Hasse, quest’ultimo rimase talmente colpito da esclamare: “Il ragazzo ci farà dimenticare presto tutti quanti!”.

Sempre curioso ed interessato anche ai dettagli, il giovane Wolfgang tenne una sorta di diario di viaggio nel quale annotò le sue impressioni, recensendo (come avrebbe fatto un “Tripadvisor” ante litteram) gli alloggi, le locande e le città dove si soffermava: se certi “alberghi” gli sembrarono squallidi tuguri, notò con stupore che in alcune ville nobiliari “tutto è d’’argento, persino il pitale”.

Milano, dove si esibì nella Chiesa di San Marco davanti al plenipotenziario cittadino del governo austriaco ed incontrò Giovanbattista Sammartini, uno dei compositori più in voga di quei tempi che gli diede preziosi consigli, lo entusiasmò. Viceversa rimase deluso da Napoli, città che, pur essendo allora la capitale musicale italiana per la contemporanea presenza di tanti maestri quali Traetta, Francesco De Majo, Niccolò Jommelli e soprattutto Paisiello, forse proprio per questo motivo lo snobbò, tanto che Re Ferdinando IV di Borbone (un diciottenne che alla musica ed ai libri preferiva la frequentazione di osterie, lazzari e robuste contadinotte) si rifiutò addirittura di riceverlo in forma ufficiale, concedendogli soltanto una visita di cortesia nella Reggia di Portici.

Ma la vera consacrazione a “star” il giovane Mozart se la guadagnò a Roma, presso la corte pontificia, dove al grido di “Viva il Maestrino!” cardinali , nobili ed alti prelati accorsero a frotte per ascoltarne le esibizioni. E proprio poco dopo essere giunto nella Caput Mundi, il 10 aprile del 1770, poté assistere ad una celebrazione liturgica nella Cappella Sistina durante la quale ascoltò, rapito, il “Miserere” di Gregorio Allegri, una complicatissima composizione a due cori per nove voci la cui esecuzione era strettamente riservata (a pena addirittura della scomunica!) all’orchestra della Cappella papale.

Quel brano gli piacque tanto che, appena rientrato nel suo alloggio romano, riuscì a trascriverne tutta la partitura a memoria (commettendo, pare, solo un paio di errorini), dando così prova di possedere, oltre che un formidabile orecchio musicale, anche una capacità mnemonica fuori dall’ordinario.

Saputa la notizia Papa Clemente XIV, anziché scomunicarlo, lo insignì del titolo di Cavaliere dello Sperone d’Oro per premiare “…te, quem in suavissimo cymbali sonitu a prima adolescentia tua excellentem esse intelleximus…” (“…te, che abbiamo saputo essere fin dalla prima adolescenza bravissimo nel suono del soavissimo cembalo…”).

Già adulto come musicista, ma ancora fanciullo per gusti e divertimenti, il nostro in Italia non si fece mancare proprio nulla, cedendo persino al desiderio di cavalcare un asinello, così come faremmo magari oggi noi davanti ad un cammello visitando qualche paese desertico.
Quando finalmente nel marzo del 1771 rientrò a Salisburgo al termine del suo primo viaggio in Italia, l’ex “Wunderkind” (“bambino prodigio”) si era ormai meritatamente guadagnato la patente di “Signor Cavaliere Filarmonico” ed era pronto per passare alla storia come il più grande genio musicale di tutti i tempi.